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Marcello Ballardini: quando la luce a LED ha un’anima tribale

13 Ottobre 2025

Esiste una luce che non nasce da un interruttore, ma da un’esperienza. Un bagliore che non si accende semplicemente, ma che vibra, racconta, attraversa. È la luce che anima le opere di Marcello Ballardini, artista performer che trasforma la vetroresina in sculture luminose dal respiro ancestrale. Non oggetti di design, non complementi d’arredo, ma opere d’arte uniche, nate per parlare al cuore attraverso forma, luce e suono.

La sua storia inizia tanti anni fa dall’altra parte del mondo, in Australia, dove un viaggio di poche settimane si trasforma in un anno di vita condivisa con una comunità aborigena. È lì che scaturisce la scintilla. Ed è lì che Marcello incontra il didjeridoo, antico strumento sacro, non solo da suonare ma da sentire, da costruire con rispetto e consapevolezza, seguendo rituali che affondano le radici nella terra e nel tempo. Quel suono profondo, primordiale, ha aperto in lui un varco. Un canale creativo attraverso il quale ogni opera prende forma come un’estensione della natura e della memoria.

Il didjeridoo diventa così musa e medium, simbolo e sostanza di un linguaggio visivo e sonoro che evolve in scultura, in luce, in arte. Le sue creazioni in vetroresina non si limitano a rievocare l’oggetto originario, ma ne trasformano l’essenza. Prendono vita come sculture luminose, ciascuna diversa, ciascuna vibrante. Linee che evocano il suono, superfici che catturano la luce, trasparenze che sembrano respirare. Oggetti che sembrano usciti da un sogno arcaico ma perfettamente contemporaneo, oggetti che non si limitano ad arredare, ma abitano lo spazio con una presenza quasi spirituale. Ogni opera è un pezzo d’arte unico, frutto di un processo artigianale e profondamente personale. Nulla è seriale, nulla è replicato. C’è il gesto dell’artista, il suo ascolto, la memoria dei luoghi attraversati. C’è il legame con una saggezza antica, ma anche la tensione verso un’estetica che parla alle sensibilità di oggi, in bilico tra arte primitiva e minimalismo moderno.

In un mondo in cui la luce a LED è spesso pensata come funzione, Ballardini la restituisce al suo ruolo originario: quello di rivelare. Di illuminare non solo gli spazi, ma anche le emozioni.

“Quando creo, non sto solo realizzando un oggetto”, racconta Marcello, “sto raccontando una storia. La mia. Quella degli aborigeni. Una storia che chiunque può portare a casa propria per riviverla in qualsiasi ambiente.”

E così, osservando una delle sue opere — luminosa, vibrante, viva — ci si accorge che non è solo arte da guardare, ma da sentire. Perché ogni luce, ogni curva, ogni silenzio inciso nella materia, sembra parlare di qualcosa che abbiamo dimenticato… e che forse, grazie al LED, possiamo finalmente ricordare.

 

Marcello Ballardini

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