Storia e Metodo del Design – 2^ Parte
di Federico Galluzzi
Parlando di complementi di arredo, mobili e lampade sulle nostre testate, da sempre diamo spazio e visibilità ai soliti noti, ovvero alle aziende produttrici e a chi li disegna.
Dall’incontro con Graziella e Renzo Fauciglietti, titolari della Fauciglietti Engineering di Cantù e dalla lettura del libro Fauciglietti Engeneering – Storia e metodo del design, scritto da Giampiero Bosoni, edito da Silvana Editoriale, che conservo gelosamente sulla mia scrivania, nasce questo Speciale. Questo libro attraversa e analizza nei dettagli, a partire dal 1989, quasi 40 anni di progetti di ingegnerizzazione. Renzo, il presidente, mi spiegava come il successo di qualsiasi prodotto o azienda, specialmente sui mercati internazionali, passa per un design di qualità, fondato su una progettazione accurata e uno sviluppo rigoroso. Dunque esaltava il ruolo fondamentale che l’ingegnerizzazione del prodotto gioca sulla bontà del suo progetto.
Questo Speciale Engineering vuol essere un piccolo riassunto dei principali progetti pubblicati, per svelare questa parte fondamentale della progettazione. Un aspetto che tante volte viene trascurato nel raccontare come il prodotto, sia esso un mobile, un complemento d’arredo oppure una lampada, sia stato pensato, progettato e infine concepito e prodotto.
Fauciglietti Engineering ha operato in diversi settori del design, cercando sempre di essere un passo avanti, possedendo nel proprio DNA una visione complessiva dei molteplici problemi che un nuovo prodotto deve affrontare prima di arrivare con successo sul mercato. Grazie ad una visione olistica nella progettazione e nello sviluppo dei prodotti di design ha potuto collaborare con tanti studi affermati di design, sia italiani che internazionali, per confrontarsi su idee, concetti, metodologie progettuali e approcci ai problemi, nonché sull’analisi dei risultati. Questo scambio di esperienze ha permesso di ampliare orizzonti e arricchire le competenze. L’auspicio è che, in futuro, l’esperienza e l’esempio della Fauciglietti Engineering possano essere fonte di ispirazione per le nuove generazioni, per studiosi, imprenditori e per il grande pubblico.
Tra il 1989 e il 1992, l’azienda Cassina ha sviluppato alcuni progetti in collaborazione con lo studio Fauciglietti. Tra questi: la libreria Berione di Andrea Branzi, la riedizione dei Casiers Standard di Le Corbusier e alcune migliorie produttive alla Cab di Mario Bellini. Queste esperienze significative, nate da un rapporto proficuo, hanno stimolato Fauciglietti nella ricerca di nuovi approcci progettuali.
G.B.: Il Centro Ricerche e Sviluppo Cassina è stato un esempio particolare nel contesto del design italiano, perché è uno dei pochi casi di un ufficio di questo tipo nato in un’azienda di forniture design e non in un contesto industriale come nel caso di FIAT e Olivetti. Come mai la Cassina, che disponeva di questo strumento decise di coinvolgervi?
F.: A dire il vero non fu Cassina a cercarci da principio, ma noi a proporre i nostri servizi. L’ammirazione per l’azienda, il desiderio di confrontarci con un cliente di così alto livello ci spinsero a cercare delle occasioni d’incontro. Non fu facile, ma ci riuscimmo contattando l’allora amministratore delegato Rodrigo Rodriguez, che ci indirizzò all’ingegnere Cattaneo, responsabile ricerca, sviluppo e produzione. Ancora oggi ho un caro ricordo dell’ingegnere Cattaneo per il quale provo profonda stima e gratitudine.
G.B.: Che cosa convinse Cattaneo ad avvalersi di un consulente esterno nonostante il Centro Ricerche da loro coordinato.
F.: Durante il primo colloquio Cattaneo fu colpito dalla mia esperienza alla Skipper: egli mi svelò che avevano acquistato alcuni prodotti Skipper per analizzarli, meravigliandosi della qualità elevata e del design. Anche io ero curioso di sapere perché pur disponendo già di un valido Centro Ricerche avessero deciso di considerare la nostra collaborazione, per cui una volta gli chiesi come mai avesse preso quella scelta e lui mi rispose: “Fauciglietti due centri sono meglio di uno”. Talvolta collaboravamo direttamente anche con il loro Centro Ricerche per aiutarli a sviluppare prodotti complessi oppure in ritardo per le presentazioni alle fiere di settore.
G.B.: Quale fu il primo progetto al quale lavoraste?
F.: Cattaneo subito dopo il primo colloquio ci affidò un progetto premettendo che era complesso e che ancora non poteva essere messo in produzione a causa di una serie di problemi. Si trattava della libreria Berione di Andrea Branzi. L’azienda aveva già sviluppato alcuni prototipi, ma non ci fu concesso di vederli, ricevemmo perciò solo gli schizzi del progettista e un appuntamento alla settimana successiva. In breve tempo Cattaneo ci affidò tutto lo sviluppo, dall’ingegnerizzazione del prodotto alla messa in produzione fino alla ricerca, la selezione e la gestione dei fornitori.
G.B.: Questa modalità di collaborazione che prevedeva quindi anche il coordinamento e la gestione della produzione si è poi ripetuta nel tempo?
F.: Sì, più volte; siamo stati chiamati sempre nello stesso ruolo di sviluppatori e coordinatori della produzione anche per i celebri Casiers Standard di Le Corbusier. La riedizione dell’oggetto fu seguita in tutte le sue fasi, fino alla messa in produzione. La complessità in questo caso fu quella di rispettare il progetto originario perché non fosse prevaricato da altre componenti produttive. Oltre a questo ricordo anche il nostro intervento su progetti già in produzione, come la collezione Cab di Mario Bellini, in particolare delle sedie Viola e Violino.
G.B.: Quello di Bellini è un progetto molto particolare, che sfrutta il cuoio teso su uno scheletro metallico come una sorta di pelle strutturale, ma è un progetto presentato nel 1977, quasi dieci anni prima del vostro coinvolgimento; perché fu necessario il vostro intervento?
F.: Il nostro lavoro fu quello di ridurre il peso, migliorare la produzione e ridurre i costi. Questo progetto tu un’occasione importante di ricerca per il nostro studio, perché adottammo per la prima volta un nuovo approccio che si identifica nell’ingegneria bionica, ovvero, nel nostro caso specifico, la soluzione dei problemi attraverso un processo di imitazione delle soluzioni naturali riscontrabili tramite l’osservazione dell’anatomia animale.
G.B.: Le suggestioni concettuali dell’oggetto, quindi, sono state rispettate anche nell’approccio concettuale della sua ingegnerizzazione. Il vostro approccio di ingegneria bionica all’epoca non era comune, soprattutto nell’ambito del design e ben prima dei sistemi di computazione elettronica.
F.: Esatto; infatti, la soluzione per il progetto fu molto apprezzata, e contribuì a rafforzare la stima nei nostri riguardi anche da parte di un mercato molto evoluto tecnologicamente come quello degli Stati Uniti. Ci venne offerta infatti un’opportunità dalla Steelcase, un’importante produttrice di mobili che si era rivolta alla Cassina per questo progetto. La sedia era destinata al contract, così ci confrontammo con la produzione in grandi numeri, e con il rispetto delle rigide normative di sicurezza imposte dal mercato americano.
Engineering development per:
Produzione: Cassina 1987-1992