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Urbino: un palazzo di luce

20 Agosto 2025

Light Studio, dal 1971 ad oggi…

 

Light Studio si afferma nel settore dell’illuminazione di Opere D’Arte in ambiti sia pubblici che privati. Ha ideato, progettato, applicato e applica con successo tecniche innovative basate sullo sfruttamento del flusso luminoso, come la luce cesellata manualmente, la luce riflessa o multi-riflessa e direzionale. Lo studio ha dedicato e ancora oggi dedica particolare attenzione alle esigenze illuminotecniche e di conservazione delle opere d’arte, così come ai fattori estetici e compositivi, per proporre soluzioni progettuali e tecniche, destinate alle specifiche peculiarità del luogo e dell’oggetto.

Nel 1994 nasce “ANNILUCE by Light Studio”, una linea di corpi illuminanti che ancora oggi gode dell’attenzione verso un pensiero “pulito” non contaminato da tendenze di mercato. Il laboratorio di ricerca e sviluppo ha come obiettivo la realizzazione di prodotti, sempre al passo con l’evoluzione tecnologica.

 

La filosofia: “l’oggetto prima di tutto”

Light Studio pensa che un “oggetto”, sia esso un quadro, una scultura, un angolo di un’abitazione o di uno spazio espositivo, non debba essere solo “illuminato”. L’oggetto in questione deve poter esprimere attraverso la luce la sua “vitalità o drammaticità”. Al di là delle tecniche e degli strumenti da utilizzati e utilizzabili, il loro primo ed ultimo pensiero è sempre rivolto alla percezione d’insieme e alle conseguenze visive ed emotive della composizione fotonica sia naturale che artificiale.

 

Attività:

Progettazione – Consulenza – Light Design / Lighting Design

Illuminazione di Opere d’Arte e materiali ipersensibili alla luce

Scenotecnica della luce

Produzione Custom

Laboratorio: Ricerca e sfruttamento del flusso luminoso

 

Ambiti:

Dipartimento Illuminotecnica per mostre, musei, spazi espositivi

Dipartimento Illuminotecnica per interni ed esterni pubblici e privati.

 

URBINO: un Palazzo di luce

di Giuseppe Mestrangelo – Light Designer

Sulle orme di Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, protagonisti di quel disegno architettonico  estetico e funzionale per quella “città in forma di palazzo” – come la definì Baldassarre Castiglione nel suo trattato, Il Cortegiano, il progetto di riqualificazione illuminotecnica architetturale e museografica della prestigiosa dimora del Duca di Urbino, si è sviluppato con l’intento di restituire una percezione luminosa degli spazi, che fosse il più possibile coerente con l’ideale rinascimentale di armonia tra luce e architettura. La luce naturale, elemento cardine nella visione umanistica dell’abitare, è stata assunta come riferimento primario: non come semplice fonte luminosa, ma come componente strutturale della narrazione visiva più probabile di un luogo, antico e contemporaneo. Da qui, l’illuminazione artificiale è stata pensata non in contrasto, ma in dialogo costante con quella naturale, “imbrigliata” con discrezione e misura, al fine di valorizzare, l’architettura, gli anfratti, le suppellettili e ogni opera d’arte esposta nel differente “peso del chiaroscuro”, senza che questo potesse sovrastare e alterare la percezione d’insieme.

Rispettandone la storia e la funzione simbolica della luce, l’obiettivo è stato quello di evocare lungo tutte le giornate dell’anno, quella luminosità calda e ambrata della fiamma a quella variante del sole mattutino, pomeridiano e crepuscolare del passaggio di Apollo e dell’Aurora. Cercando di ricomporre quella luce che un tempo avrebbe potuto attraversare “con forza o con calma” il cortile d’onore, il maestoso scalone, gli appartamenti, i giardini e le stanze del Duca, modificando umori e amori di un tempo che chiameremo rinascimento.

 

L’appartamento del Duca:

La Sala degli Angeli – La Sala delle Udienze – Lo Studiolo – La Camera da letto di Federico. 

Due grandi finestre irraggiano di luce la Sala degli Angeli, così detta, per via dei singolari putti danzanti effigiati in bassorilievo sul fronte del maestoso camino, opera di Domenico Rosselli 1439-1498 – la luce naturale investe il grande e sontuoso spazio, evidenziando radentemente pavimento e pareti, nonché i magnifici peducci terminali dell’immensa volta, finemente scolpiti nel bianco, nell’azzurro e nell’oro zecchino. Così che la dove il sole con le sue varianti incidenze modifica la percezione dello stare in questo luogo, la luce artificiale evidenzia al contempo, ciò che la natura non può fare.

Con discrezione, un ridotto numero di corpi illuminanti, le luci d’accento differenti nella forma, la luce indiretta sulla volta indotta da un sistema a LED appositamente studiato nella temperatura di colore, nella distribuzione equa del flusso luminoso e quantità, evoca la percezione di una luce mediamente calda, costantemente “percepibile ma non visibile”. Il grande camino, l’imponente e pregevole cassapanca, le meravigliose porte ad intarsio, la stupefacente Pala del Corpus Domine di Giusto di Gand e l’interezza dello spazio, sono visibili in una dimensione che potremmo definire paradossalmente e avveniristicamente medievale.

Nota: Per la Pala del Corpus Domine di Giusto di Gand 1472-1474: (considerando la sua posizione obbligata, le dimensioni e la particolare riflettanza della superficie pittorica), sono stati customizzati speciali sagomatori e filtri per l’abbattimento dei riflessi, al fine di poter visualizzare al meglio l’interezza dell’Opera da ogni lato.

 

Luigi Gallo

Direttore di Palazzo Ducale di Urbino

Direzione regionale Musei nazionali delle Marche

 

Giovanni Russo

Funzionario storico dell’arte

 

Francesco Primari

Funzionario architetto

 

Iskra e Giuseppe Mestrangelo

Light designers – Light Studio Milano

 

COURTESY LIGHT STUDIO©

Light Studio

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